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FABBRICA CHIMICO-TESSILE ABBANDONATA

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La SNIA (Società di Navigazione Italo Americana) venne fondata nel 1917 e la sua funzione iniziale era quella di controllare i trasporti marittimi tra Italia e Stati Uniti.

Nel 1920 il nome venne cambiato in Società di Navigazione Industria e Commercio, in relazione all’appena iniziato interessamento alle fibre tessili artificiali ed in seguito al crollo dei noli marittimi dopo la prima guerra mondiale. Successivamente assunse poi il nome di Società Navigazione Industriale Applicazione Viscosa (SNIA Viscosa) e divenne una delle più importanti aziende del paese nella produzione di rayon.

Nel 1925 il gruppo Snia Viscosa era arrivato a produrre complessivamente 24.000 chilogrammi al giorno di filati artificiali (pari al 68,6% della produzione nazionale e all’11,1% di quella mondiale), di cui circa l’80% destinato all’esportazione, occupando 20.000 dipendenti.

Dopo vari cambi di proprietà, nel 1999 divenne SNIA S.p.A.. La società era attiva nelle fibre tessili, nella chimica specialistica, nei materiali compositi e nel biomedicale.

Il 16 aprile 2010 il Tribunale di Milano ha dichiarato lo stato di insolvenza di SNIA S.p.A., dando luogo all’avvio della procedura di amministrazione straordinaria. Le cause che hanno provocato la crisi societaria del 2008 sono probabilmente un insieme di diversi fattori: scorpori societari, debiti e sequestri.

 

Lo stabilimento di Varedo (a cui fanno riferimento le immagini) nasce nel 1924 con lo scopo di fabbricare filati artificiali di cellulosa rigenerata: acquisita da SNIA nel 1927, nel 1933 viene in essa incorporata. Inizialmente dedicato alla produzione di rayon viscosa, nel dopoguerra inizia a produrre nylon (nome commerciale Lilion), arrivando ad occupare 6000 dipendenti.

Nel 1982 la produzione della viscosa viene fermata (a causa della crisi del petrolio e della concorrenza dei paesi stranieri, nonché dell’introduzione di nuove normative ambientale che impongono alla SNIA di apportare innovazioni agli impianti di trattamento dell’aria, dell’acqua e dei fumi), mentre quella del nylon proseguì fino al 2003 quando poi l’intero complesso di Varedo venne chiuso.

Da allora versa in stato di abbandono, sebbene comunque le operazioni di bonifica siano in corso dal 2008 per un valore stimato di 20 milioni di euro.

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